Pasquale Mancini

Pasquale Mancini (*)
(6 dicembre 1962 – 13 maggio 2002)

Se c’è un giovane che ha cercato di coniugare fede e ragione in ogni situazione questo è certamente Pasquale.

Nato a Itri il 6 dicembre 1962, dotato di sottile e spiccata sensibilità ed intelligenza, ha saputo mettere in atto quell’idea di Chiesa che scaturisce dal Concilio Vaticano II e a cui si riferisce il venerabile Papa Paolo VI quando afferma che durante il Concilio “la Chiesa ha sentito il bisogno di conoscere, di avvicinare, di comprendere, di penetrare, di servire, di evangelizzare la società circostante, e di coglierla, quasi di rincorrerla nel suo rapido e continuo mutamento”.

Pasquale e la sua chitarra

Pasquale e la sua chitarra

Non c’è ambito che non lo abbia interessato e al quale si sia appassionato con serietà e continuità. Dalla redazione di Mamurrae (un giornale locale itrano di qualche decennio fa) alla chitarra, dalla costruzione del sito web dell’AC diocesana (una sorta di pioniere in questo campo) agli incontri-dibattito con i candidati alle amministrative locali che riuscivano ad interessare centinaia di persone che mai avrebbero partecipato per mancanza di fiducia o per poca credibilità nei confronti di chi proponeva i momenti di dibattito.

Eccellente in tutti i suoi studi, mise la stessa passione e competenza nel costruire l’Azione Cattolica in parrocchia, ricoprendo i ruoli di presidente ed educatore, e poi in diocesi senza dimenticare il fondamentale contributo alla costituzione dell’Associazione “Vittorio Bachelet” che considerava uno strumento straordinario per affrontare le tematiche della società e le sfide della complessità.

La formazione e lo studio sono stati i fondamenti del suo percorso associativo convinto che essere laici adulti nella fede è una vocazione non una condizione che si acquisisce semplicemente con l’età. E’ piuttosto un’identità che va formata costantemente e a tutto tondo per essere capaci di vivere con maturità la propria esperienza cristiana nel mondo e di contribuire in modo corresponsabile alla vita della comunità ecclesiale, con uno stile di coerenza, dialogo e servizio.

Pasquale e Don Mario Mancini

Pasquale e Don Mario Mancini

La vocazione laicale è stata per lui una dimensione scoperta e vissuta giorno per giorno ampliando sempre più la propria consapevolezza di avere un compito preciso perché il dialogo chiesa e mondo non fosse mai in contrapposizione né si riducesse a sterile esercizio intellettuale quando piuttosto mettesse al centro la persona nella sua situazione concreta.

Spesso le sue intuizioni non sono state accolte perché non venivano capite in quanto precedevano troppo i tempi e la mentalità contemporanea. Pasquale era conosciuto anche per il suo impegno nel volontariato con i disabili e nell’associazione “Progetto Uomo”.

Insegnante di scuola superiore, si è sempre distinto per la dedizione al lavoro, la cordialità, la correttezza. Da ricordare anche la sua capacità di ascolto e condivisione, nonché l’ironia. Nel 1980 fondò “Inciviltà Cattolica”, mitico giornalino dei campi-scuola i cui famosi “supplementi illustrati” commentavano scherzosamente fatti e personaggi della Diocesi.

Nel 2001 si ammala gravemente e nel novembre dello stesso anno decide, insieme alla moglie Titti, di condividere con l’intera comunità e con i suoi amici le riflessioni sul dolore  che lo accompagnano da alcuni mesi. E’ anche il suo modo per ringraziare tutti coloro che gli sono stati vicino in quel difficile momento della sua vita.

Pasquale con alcuni amici

Pasquale con alcuni amici

Come leggere oggi la sua testimonianza? Uno che ha cercato di coniugare fede e vita secondo i canoni della Gaudium et Spes con uno sguardo ottimista sul mondo e cercando di far emergere tutti quei germi di verità che sono già in mezzo a noi e di cui non ci accorgiamo facilmente. Una persona che credeva profondamente nella bontà del creato secondo i canoni della Sacra Scrittura. Una figura che, secondo lo spirito evangelico, ha sempre posto la ricerca del bene comune come elemento identificativo del suo percorso culturale.

(*) Fonte: sito dell’AC diocesana di gaeta